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L'uomo immobile
Di mestiere faccio la statua umana ai Fori imperiali.
Avete presente, quelli con una tunica addosso e la faccia dipinta, sopra un piedistallo fermi per ore?
Ecco io faccio quello, e lo faccio meglio di tutti, davvero, sono un genio dell'immobilità.
Possono sembrarvi stronzate, ma non sapete quanto studio e talento ci sono dietro.
Posso stare ore e ore ibernato in una posa plastica, sotto la pioggia o sotto al sole di agosto, al freddo o controvento, io resto lì, con la faccia dipinta e lo sguardo fermo, a eseguire la mia danza statica.
E se la giornata è quella buona, se la concentrazione è giusta posso stare alcuni secondi senza far battere il cuore.
Praticamente morto.
Il mio è un talento naturale, la prima volta che ho fatto la statua umana avevo circa 10 anni, ero in casa e vedevo mio padre che urlava contro mia madre, le tirava dietro tutto quello che le capitava sotto mano, lanciava e urlava, ripeteva che era una troia, e una stronza e una puttana.
Mia madre urlava e fuggiva, ogni tanto acciuffava qualche oggetto lanciato da mio padre e glielo ritirava, e siccome lei non aveva bevuto centrava sempre il bersaglio, così mio padre si infuriava ancora di più.
Io li osservavo, zitto zitto, senza battere ciglio, senza un respiro.
Quando mio padre se ne andò rimasi inerte ancora a lungo, tanto che mia madre si dimenticò che in casa ci fosse qualcun altro. Si sedette sul divano e cominciò a piangere, era un pianto silenzioso e inarrestabile, mentre io rimanevo attaccato al muro, in posa come un cupido di ferro, senza muovermi, senza pensare, senza piangere.
E così molte altre volte, quando le cose erano difficili da sopportare, quando la vita era troppo dura, io raggiungevo la mia totale fissità, del corpo e della mente, e non sentivo più male.
Tutte le mattine alle 10 mi metto a due passi dal Colosseo a fare la statua sul mio piedistallo. A volte sono una statua di gesso, a volte una statua d'oro.
Il costume d'oro è uno spettacolo già da solo, ma lo indosso solo nei giorni speciali, o quando mi sento particolarmente in forma.
Ci metto quasi un'ora a prepararmi, il trucco dev'essere perfetto, non come questi artisti improvvisati che pensano che basta mettersi del bianco in faccia per diventare statue viventi.
Ormai in giro c'è di tutto, statue che dopo un minuto muovono gli occhi, si grattano, sbadigliano, per non parlare del costume che a volte è un lenzuolo messo su così come viene.
La statua vivente dev'essere perfetta in ogni dettaglio, dev'essere stupefacente, altrimenti meglio mettersi a suonare i bonghi.
Tutte le mattine alle 10 arrivo ai Fori imperiali già preparato, salgo sul mio piedistallo e ci resto tutto il giorno, a farmi guardare e a guardare gli altri.
E se gli altri vedono solo un uomo fermo, io vedo il mondo che si muove.
Vedo le persone e cosa si portano dietro, vedo le loro ansie da come muovono le mani, vedo i loro desideri da come chiudono gli occhi.
A forza di eliminare i movimenti, ho imparato a capirli.
Le persone non fanno altro che lanciare segnali con i loro gesti, un alfabeto muto per vocaboli carichi di angoscia, un'enciclopedia dell'inquietudine.
E io ho imparato a leggere, le persone mi vengono intorno e io le capisco.
Credono che l'oggetto da osservare sia io ma non sanno quanto si sbagliano, io da tempo ho interrotto ogni comunicazione, non un messaggio parte dal mio corpo, sono io colui che osserva, e sono loro i fenomeni da ammirare.
Ogni giorno mi metto in posa, guardo e mi faccio guardare.
A volte incrocio lo sguardo di qualche signore che mi guarda come a dire:
chevitadimmerdacheffai; io gli faccio uno sguardo senza movimento che dice:
sarabbellalatua.
Qualcuno mi osserva attentamente per cogliere un senso, cercano di capire il perché di una scelta simile, ma ogni volta vanno via perplessi, mentre io potrei sedermi sulla cassetta che uso come base e raccontargli tutta la loro vita, lasciandoli senza fiato.
Quando si guarda un artista di strada che danza o fa acrobazie le emozioni si liberano e il cuore si apre, ma quando si è davanti ad una statua umana le emozioni restano sospese, il cuore si chiude in attesa che succeda qualcosa, in attesa di un segnale che non arriva.
E così capita che tra me e uno spettatore si crei una tensione, quasi una sospensione, una paresi del vivere, sensazioni e pensieri sono congelati, a volte non ci si ricorda più chi dei due è la statua e chi lo spettatore.
Poi ci si riprende, io nella mia fissità e lui nel suo andare, dopo avermi dato una moneta che serve a sancire il fatto inequivocabile che sono io la statua, e lui quello che paga.
A me piace fare la statua vivente, o l'uomo di cera, o l'Artista Immobile, come dico sempre io.
Ci metto fantasia, invento pose nuove, preparo costumi bellissimi, perfeziono la tecnica, e la giornata sul mio cubo vola via veloce.
Una volta andavo sempre in giro, ero un vero artista di strada, per un periodo ho avuto un gruppo di statue viventi, ci mettevamo in otto-nove a rappresentare una scenetta, come la battaglia di Waterloo, o una partita di calcio. Facevamo qualche azione e poi stop, statici per interi minuti, con la gente che ci passava intorno e rimaneva stupita e divertita.
A Natale facevamo il presepe, e nelle città d'arte rifacevamo tutte le sculture più importanti. Se tornate domani vi porto la foto della raffigurazione della Pietà di Michelangelo, che facevo insieme alla Giusi, eravamo una meraviglia vi giuro, la gente non andava mai via e i giapponesi non capivano più qual era la scultura originale.
Ma l'opera più bella di tutte la devo ancora realizzare, è un progetto folle che un giorno prenderà vita.
Un giorno giuro metto insieme tutte le statue viventi del mondo, ci incontriamo nella Piazza Rossa, o a San Pietro, o sulla muraglia cinese, e riproduciamo l'intero esercito di terracotta dell'imperatore Qin Shi Huangdi..
Ve l'immaginate? 7000 esseri umani provenienti da tutto il mondo, con la faccia e il corpo coperti d'argilla, perfettamente schierati, fermi come se lo fossero da duemila anni.
Ci pensate?
Ora voglio tornare a viaggiare, in questi anni sono rimasto a Roma perché credevo di riuscire a mettere su una famiglia. Lo so che una famiglia non si addice ad un artista come me, ma ad un certo punto mi sembrava una cosa possibile. Avevo conosciuto questa donna splendida, sapete, di quelle che si muovono in continuazione, gesticolano e si mordono le labbra, girano gli occhi, ballano con i piedi, e a me faceva impazzire tutta questa energia, mi piaceva anche il suo scalciare durante il sonno.
Mi sembrava una cosa possibile, ecco, niente di male, sembrava tutto perfetto sino a quando ho cominciato a vedere le mani nervose e gli occhi inquieti, vedevo il malessere crescere, poi un giorno mi ha detto basta, vado via, tu sei una brava persona ma io me ne vado.
Io la guardavo muto mentre lei parlava implacabile, la guardavo andare avanti e indietro per la stanza, preparare la valigia goffamente e poi andare via cupa e triste.
Mentre io restavo lì, basito, immobile, nella mia interpretazione migliore.