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I
Ortensio Foresta è vecchio che potrebbe avere cent'anni, i rugoni sulla faccia
e i peli che escono dalle orecchie parlano di una vita che è iniziata quando
non c'erano motori né missili e la gente si chiamava per soprannome e lui era
appunto figlio di Geppetto, cioè di uno che fabbricava sedie.
Sua mamma era la Bella perché nel quartiere belle come lei non ce n'erano.
Ortensio ha le sopracciglia a tettoia e la forza di due uomini malati, conosce
mille barzellette sconce e ogni tanto parla una lingua che nessuno ha mai sentito
e che forse si è inventato.
Vive in una città che una volta gli sembrava bella e adesso non riesce a capire,
ma Ortensio è saggio come una montagna e sa che la città più bella e quella
dove vive il tuo amore e l'amore del vecchio è perso chissà dove insieme alla
città e agli amici e al nero dei capelli.
In una prima fase della sua lunghissima vecchiaia passava i pomeriggi su una
sedia fuori dal bar sotto casa, guardava le persone che passavano per la strada,
quelli che conosceva li salutava con la mano e gli altri li osservava come fossero
pulci in un circo di pulci.
È su quella sedia che ha imparato le mille barzellette e conosciuto un milione
di persone. Per tutti era il Foresta, e con quella selva di peli e capelli e
le braccia massicce nessuno pensava che si trattasse del suo vero cognome.
Un giorno un signore di passaggio che veniva da un punto qualsiasi del mondo
gli insegnò a giocare a scacchi, si misero su un tavolino del bar, disegnarono
i pezzi su dei tovaglioli e parlando in due lingue diverse passarono lunghi
pomeriggi a giocare.
Poi il signore tornò nel punto qualsiasi del mondo e da allora Ortensio ogni
tanto parla una lingua che assomiglia vagamente a quella dello straniero.
Soprattutto quando s'incazza perché il vino che gli porta il barista gli sembra
annacquato.
Ma il Foresta è saggio come il nome che porta e sa che oggi gli osti non annacquano
un bel niente e non esistono neanche più gli osti, tutto è diventato così formale
e la gente non la vedi più passare e non si può mettere nemmeno la sedia fuori
perché si incatrama dallo smog e i camerieri protestano, anche il vino non sa
di vino e il caffè fa schifo e nessuno più ti saluta con la mano e allora Ortensio
Foresta vorrebbe lamentarsi ma non vuole fare la figura del vecchio rincoglionito
che pensa che prima era tutto meglio e allora lo dice lo stesso ma in una lingua
strana che forse si è inventato.
Ortensio dice di avere venti figli sparsi per il mondo ma tutte le domeniche
aspetta con ansia un frugolo alto come un lavandino che di nome fa Gino ma che
lui chiama Stoppino per via dei capelli.
È figlio di una coppia di bravi cristi al piano di sopra, il Foresta gli ha
insegnato a giocare a scacchi e ogni domenica si fanno delle lunghissime partite
che non riescono mai a finire.
Ogni tanto gli dice devi andare a giocare a pallone, devi uscire con i tuoi
compagnucci, rincorrere le ragazzine, Stoppino alza le spalle come per dire
mi piacerebbe eccome andare a giocare a pallone o inseguire le ragazzine ma
sono timido e basso e i compagni magari mi prendono a pallonate e le ragazzine
si mettono a ridere e beato te che hai l'aria di uno che ha venti figli per
il mondo e cento donne che ancora sospirano e che una volta hai ucciso un uomo
perché non ti aveva salutato.
II
Gino detto Stoppino tutte le domeniche pomeriggio compra due paste al bar sotto
casa e va a trovare il vecchio del primo piano, il quale prepara il caffè per
sé e versa un'aranciata per il ragazzo, uno dei due mangia la pasta alla nocciola
e l'altro quella alla crema.
Il ragazzino prepara la scacchiera, mette i pezzi nella posizione iniziale anche
se la partita precedente non è stata finita, il vecchio beve il caffè e si siede
alla posizione di gioco, a chi toccano i bianchi? chiede, a te risponde Stoppino,
il vecchio muove, sempre la stessa mossa, il ragazzo risponde, sempre la stessa
mossa, il vecchio dice che dovrebbe passare le domeniche pomeriggio con i suoi
amici, Stoppino alza le spalle, e così via.
C'è una ragazzina che ti piace? chiede il vecchio.
Il piccolo non risponde.
Bionda o bruna? insiste.
Stoppino piega un angolo della bocca come per dire bionda, il vecchio sorride
come per dire stai attento alle bionde, il cavallo intanto si muove tra i pedoni,
le regine fremono, i re, come al solito, attendono che il destino si compia.
Una volta pensavo che per conquistare le donne si dovesse usare una tecnica
speciale, dice Ortensio, le provavo tutte, ascoltavo i consigli degli amici
che avevano sempre qualche trucco infallibile, tutte pagliacciate, l'amore è
una roba chimica, se le molecole si mettono in moto bene, altrimenti ciccia.
Stoppino si rattrista perché se deve affidarsi alla chimica allora addio, cioè,
lui le sente le molecole in movimento, ma vorrebbe smuovere anche quelle della
bionda, e quindi ciccia.
Si dice che Ortensio abbia venti figli sparsi per il mondo, ma a nessuno vuole
bene come a Stoppino, piccolo genietto perplesso e spettinato, portale una rosa
rossa domani, dice il vecchio, il piccolo sorride, è ora di tornare a casa,
la partita la finiremo la prossima volta dice Stoppino mentre apre la porta,
anche questa bugia fa parte del rituale, e se è inverno cala la sera appena
lui se ne va, altrimenti c'è ancora il tempo per guardare la gente che passa
sotto la finestra e salutare con la mano quelli che gli sembra di conoscere.
III
Il sogno più grande di Stoppino è quello di diventare alto un metro e novanta,
fare l'ingegnere e sposare la bionda.
Solo la parte professionale del sogno è resa pubblica, per tutti infatti è il
genietto, anche se a scuola lo dicono che sembra un'offesa, è come quando gli
dicono tappo o musone.
La bionda non gli ha mai detto genietto né tappo né musone, ma Stoppino non
pensa che questo basti, se le molecole non si muovono non c'è niente da fare,
gliel'hai portata la rosa? chiede la voce del vecchio da un posto in fondo all'anima,
no, risponde sconsolato lui.
È la timidezza la grande fregatura, se fosse scaltro e veloce come Buzzetti
sarebbe già diverso, anche il Buzza è un tappetto ma si muove tra le ragazzine
come fosse il re della scuola, e loro alla fine si fanno incantare.
Capito scemo! gli dice una voce da chissà dove, il mondo è fatto per i lupi
e le faine.
Oppure per chi è capace di volare, risponde lui, e io volerò più in alto di
tutti, ci vuole solo un po' di tempo, sono un pulcino tra i cani e nessuno mi
insegna, ma quando spiccherò il volo vi vedrò nella vostra piccolezza, e non
m'importerà più perché lassù ci saranno cose pazzesche da vedere e le racconterò
solo al mio amico Foresta, ammesso che non le abbia già viste.
Il vecchio Foresta ha visto e immaginato tutto quello che c'è tra le nuvole,
ma il suo sogno è nel mare, sa che prima o poi, se il destino non lo frega,
salirà su una barca a vela e se ne andrà alla deriva senza meta, vagherà tra
i flutti mangiando pesce e bevendo pioggia fino a quando qualcuno se lo verrà
a prendere, nella speranza di finire in un posto dove ci sono il suo unico e
lontano amore, i venti figli mai nati e lo straniero degli scacchi.
Il sogno di Alì Babà è di trovare un lavoro normale ed essere chiamato per nome.
Per ora gira nei vagoni della metropolitana usando un violino come fosse un
fucile e quando la giornata è fiacca arrotonda con qualche borseggio al botteghino
dei cinema.
Il suo nome è Irek e parla una lingua che assomiglia a quella dello straniero,
Ortensio lo chiama Alì Babà perché sembra un arabo, tutti gli stranieri gli
sembrano arabi, e tutti sono per lui Alì Babà.
Sei capace di navigare? gli chiede sempre Ortensio, sai guidare una barca a
vela? conosci i venti? sai domare le onde?
Alì sorride, è una strana fissazione quella del vecchio, sono stato solo una
volta in mare, risponde lui, eravamo quindici su gommone, abbiamo navigato di
notte con mare tutta tempesta, avevo paura e fame, bambini urla, donne stringe
bambini, gommone correva e sentivo solo acqua in faccia, poi ci hanno buttato
in acqua e nuotato fino a scogli.
Il vecchio sorride, è l'avventura più bella che abbia mai sentito, m'insegni
a navigare? chiede all'arabo, certo, risponde lui, certo.
IV
Il babbo ha regalato alla mamma per il suo compleanno 21 rose rosse lunghe come
spade.
Strano numero 21, forse perché la mamma compie 42 anni e le rose devono essere
la metà, allora quante ne devo regalare alla bionda? il Vecchio ha parlato di
una e io mi fido del Vecchio.
Ne ruberò una alla mamma, non credo che se ne accorgerà, anzi ora che ci penso
la mamma ha 40 anni quindi il fioraio si è sbagliato, io ne prenderò una e saremo
tutti contenti.
E quando avrò la rosa? La fermo e le dico tieni questa è per te, bambola!
Figurati.
Buzza al posto mio si avvicinerebbe con l'occhio da lupo e direbbe qualcosa
di ridicolo, tipo pensavo che questa rosa fosse bella ma poi ho visto te...
buà, roba da filmetto sdolcinato.
Quello che mi fa rabbia è che le ragazze ci credono pure. Cretine.
Chissà cosa direbbe il Vecchio al posto mio.
Se non mi vergognassi terribilmente glielo chiederei. Comunque domani le metterò
la rosa nello zaino assieme ad un biglietto.
Ci sarà scritto: un giorno saprò volare e se vorrai ti porterò con me.
Firmato Stop.
Bel nome Stop, ricorda Stoppino che è il nome che mi ha dato il Vecchio però
è meno ridicolo, sembra quello di un personaggio dei fumetti.
Stop e la bionda volano sulla città.
Episodio uno.
V
La bionda, per la cronaca, si chiama Jennifer e a vent'anni smetterà di essere
bionda, si farà chiamare Jenny e ricorderà con un filo di emozione quella rosa
trovata nello zaino.
Capì subito che si trattava di Ginetto, nessun altro avrebbe potuto inventarsi
una frase del genere.
Lo affrontò di petto come solo le donne sanno fare, gli chiese: perché Stop?
Ti vergogni del tuo nome?
Gino divenne cianotico dalla vergogna, farfugliò qualche frase di finto stupore.
Stop? non so di cosa stai parlando.
Ma il rosso delle guance, il tremore delle gambe, l'incertezza nella voce non
facevano che parlare d'amore, sei la bionda più bella che abbia mai visto, e
anche quando smetterai di essere bionda e i ragazzi ti chiameranno Jenny sarai
sempre nel mio cuore, e anche quando altre storie entreranno nella tua vita
e ti faranno male, e tu non vorrai più saperne dell'amore, anche quando sarò
vecchio come il Vecchio e avrò avuto cento donne e venti bambini sparsi per
il mondo tu avrai sempre un posto nel mio cuore, sempre lo stesso, protetto
e nascosto, inviolabile e intoccabile, perché nessun'altra mi farà arrossire
così e dire scemenze come quelle che ora sto blaterando, Stop? Non so di cosa
stai parlando, ma tu lo sai benissimo perché puoi leggere nella mia testa e
vedere le mie gambe, tremano vero? Sono buffo? È l'amore che provo per te, anche
se è tutta una questione di molecole. Lo sapevi? Me l'ha detto uno che ha trecento
anni e queste cose le sa, anche tu lo sai, le donne sanno sempre tutto sull'amore.
Quante rose ci vogliono per un compleanno? La metà degli anni forse. E per chiederti
di sposarmi? Una, una sola.
Stop?
Non ho la minima idea di chi sia.
Peccato disse la bionda, speravo fossi tu.
Ed ecco le molecole girare come ventole, speravo fossi tu ha detto, con gli
occhi assassini di chi sa che ti sta uccidendo, è un omicidio per avvelenamento,
usa le tue stesse molecole, attento alle bionde dice la voce del Vecchio, io
ne so qualcosa, sono morto cento volte per colpa loro, ma ogni volta sono morto
felice, come te che non riesci più a respirare, ti sembra di crepare da un momento
all'altro ma sei felice come non sei stato mai, speravo fossi tu ha detto, non
ha detto tappo genietto o musone, ha detto peccato, speravo fossi tu, ma non
sono stato io, è stato Stop, uno che sa volare ed ha la tuta da supereroe, uno
che non si vergogna di niente e a quelli come il Buzza li fa a pezzettini.
VI
Certo che un giorno partirà, salirà su una barchetta a vela e con i consigli
di Alì attraverserà i continenti.
Aspetta solo di essere vecchio abbastanza da non avere più tempo per tornare
indietro.
Sola andata, per favore, terza classe.
Non esiste più la terza classe.
Siamo diventati tutti signori ormai.
Mondo ladro.
In realtà è già vecchio abbastanza, ma se non riesce a partire è per colpa del
piccoletto che ormai gli è entrato nell'anima, si ripete che Stoppino ha ancora
bisogno di lui, è troppo piccolo e sprovveduto, ha bisogno di mille consigli
sulla vita, gli amici, le femmine, ah, le femmine, ehi vecchio, quante volte
sei morto per una bionda? mille, forse duemila, e ogni volta sono rinato più
felice.
Ogni volta sei rinato più solo, vecchio.
Non dirlo, non dirlo nemmeno per scherzo.
Appena sarai uomo parto per il mare, giuro.
Quanti soldi ci vogliono per una barca a vela?
Quanti muscoli devo conservare per andare contro vento?
Alì dice che si può andare contro vento, basta non guardarlo negli occhi, bisogna
essere ambigui e furbi, e avere la forza di due uomini, perché il mare non scherza,
ha rispetto solo dei coraggiosi.
Io sono coraggioso, urla il vecchio, ho ucciso un cavallo a morsi, ho mangiato
terra e pietre, ho nuotato in un fiume gelido, ho aspettato cento ore sopra
una montagna, tra la nebbia e il ghiaccio, ho aspettato che tornasse il sole,
ho lottato contro un uomo con le braccia come cannoni, ho dormito tra i topi,
ho parlato con i serpenti.
Alì ride, lui viene dalla terra dei vampiri e tutte queste cose le ha fatte
davvero, ed ha attraversato il mare su un gommone, controvento, controtutto.
È bella la vita, dice Alì, è comunque bella.
VII
E io che sono qui convinto di poter decidere delle sorti del Vecchio e di Alì
e di Stoppino, a battere sui tasti come se bastasse per indicare il percorso,
ma alla fine non ci sarà modo di fermare il Vecchio con il suo terribile progetto,
e Stoppino faticherà a trovare la strada per diventare un uomo, suderà e prenderà
a pugni i muri, penserà e ci ripenserà e io qui non posso fare molto per aiutarlo,
perché appena dai un nome ad un personaggio e lo fai entrare nella storia, appena
lo immagini ecco che il suo destino è già segnato, ci vorranno i sorrisi della
bionda e la pazienza del vecchio per aiutarlo, ci vorranno molti pomeriggi a
giocare a scacchi e sentire il Foresta che gli spiega che l'inferno è qui sulla
terra, ma basta saper cercare, smuovere la terra, rovistare nel mucchio, e se
trovi una gemma, anche una piccolissima gemma, ecco che già ne sarà valsa la
pena.
Valsa la pena per cosa? chiede il piccolo.
Vivere, risponde il Vecchio.
Il Foresta rimane in silenzio per qualche istante, sta pensando a dove ha già
visto questa situazione, gli scacchi, l'inferno sulla terra, il paradiso da
cercare, ma sì, deve trattarsi di Calvino, il finale delle "Città invisibili",
bel libro pensa Ortensio, anche i libri sono a volte delle gemme, un pezzo di
paradiso tascabile, ti piace leggere? certo, risponde Stoppino.
E allora tieni sempre un bel libro nella tasca e usalo come una pistola, il
destino a volte è bastardo e bisogna difendersi.
Piccolo genietto, sii paziente, smetterai di essere bambino un qualsiasi pomeriggio
di primavera, forse mentre giocherai a scacchi con un improbabile vecchio, ti
alzerai e dirai: ciao Foresta continuiamo domani, e la voce sarà quella di un
uomo, il Foresta farà un piccolo sorriso come chi ha già capito tutto.
Ciao Gino, dirà lui, non so se domani potrò giocare.