Massimiliano Volpini

web page
    
 
biografia
video
racconti
news
contatti
 
indice racconti
Dieci regole

1.
I giorni di una vita sono tutta mollica di pane, roba che secca e va bene per le galline.
Tranne pochi momenti è ovvio, attimi buoni da tenere, frattaglie di felicità, robetta, che ci vuoi fare, se metti insieme i minuti e le ore e i giorni e li vedi tutti in fila come posso vederli io adesso ti rendi conto che hai passato l’esistenza ad aspettare, per ogni minuto di vita vera giorni e giorni e giorni di niente.
Al momento non sembrava così, tanto lavoro, tanti pensieri, tante chiacchiere, poi brucia il pagliaio e ti ritrovi quei quattro aghi che hai cercato a lungo, e ti accorgi che non te ne fai nulla.
Togli il panettone e ti resta l’uvetta.
Sì lo so, il panettone il pagliaio e l’uvetta, tutte metafore del cazzo, come sempre quando non dai il nome giusto alle cose, quando invece di dire sesso dici amore, o quando al posto di dire che hai sbagliato dici “tu che ne sai di me, tu non mi conosci”, o quando non ce la fai proprio a dire “papà vado via di qui perché ti odio, perché mi stai rovinando l’esistenza e dovrei ucciderti”, sì ecco quando invece di dire questo dici “a Milano l’università è migliore, c’è più possibilità”, e parli di lavoro.
Palle, tutte palle.
Come quando ci metti una sera intera per spiegarle che hai bisogno di riflettere, c’è qualcosa che vuoi capire, sai sto cambiando, tu non c’entri, devo pensare…
E invece ci vorrebbero due minuti per dirle non ti amo più, farle una carezza e sparire per sempre.

Dare il nome giusto alle cose, questa è la prima regola.

La seconda è non lasciare mai le cose non dette.

Metti in fila le parole che avresti dovuto dire e che sono rimaste lì sospese, contale e ricontale, e ti accorgi che c’è tutta una vita non vissuta, milioni di occasioni che forse che magari.
Ma che senso ha adesso?
Ciò che non fai non esiste, i pensieri non detti sono meno che aria, l’amore non fatto sono solo seghe.
E non sto facendo una metafora.
Correre dietro alla ragazza che sogni tutte le notti, attaccarla ad un muro e raccontarle quei sogni bellissimi e tremendi, invece che.
Invece di farle credere che non ti interessa, invece di cercare strategie amorose e dar retta a quei quattro stronzi degli amici e alla fine farsela fregare dal più stronzo di tutti.
Smettere di pensare, questa è la cosa giusta.
Testa o croce.
Usare le mani il naso i piedi e il pisello, questa è la cosa giusta.
Ridere o piangere, questa è la cosa giusta.
Attaccarla ad un muro e dirle: stanotte ti ho sognata, come tutte le altre notti, ti ho sognata nuda e bellissima, e sognavo che ti toccavo e ti baciavo e ti dicevo cose che adesso non posso ripetere.
Questa sarebbe stata la cosa giusta.
Invece che.
Invece che aspettare un secondo di troppo, mentre Luca mi dava di gomito e mi diceva vai scemo, sbrigati, e io dicevo adesso vado, appena è da sola vado, ma lei non era mai sola, sempre qualche cretino intorno, sempre a sorridere a tutti e a farli impazzire.
Eravamo tutti pazzi per lei ma io più di tutti, e avrei dovuto prendere a calci in culo tutti i mosconi che le ronzavano intorno, con Ale in testa che faceva lo splendido e le diceva Ciao Bellezza, e le teneva la mano e le diceva non preoccuparti vedrai che andrà alla grande, vedrai che prenderai un bel voto, vedrai vedrai, come diceva pure Tenco.
E a forza di vedere si è convinta che Ale poteva essere l’uomo della sua vita, vita che lui ha puntualmente rovinato, riempendola di stronzate e corna e noia e televisione e amici di merda.
Ecco, ti sta bene.
No, non è vero, mi ha fatto male vederti così, vedere il sorriso spegnersi piano piano, gli occhi andare lontano, dove sei Bellezza? Che cosa ti stanno facendo?
Avrei dovuto dirtelo comunque, anche dopo tutti quegli anni, raccontarti dei miei sogni, dirti ti amo ti ho sempre amata e soffro a vederti così.
Sarebbe stato un piccolo ago nel pagliaio dei giorni vuoti, una scheggia di luce nella notte.
Sarebbe stato qualcosa, ecco, metafore del cazzo a parte.
Appena esco di qui ti vengo a cercare e te lo dico.


2.
La terza regola è cercare le persone che hai amato e guardarle in faccia.
Guardargli gli occhi e le mani e i capelli, cercare la felicità tra le piccole rughe ai lati degli occhi, cercare i segni del dolore nelle mani, vedere com’è andata, questa commedia infame voglio dire, sapere com’è andata a finire.
Come stai? Io sto bene.
Adesso sto bene.
Una volta avevo scritto una lettera che diceva: Cara Beatrice, forse solo scrivendo riesco a dirti quello che da tanto tempo…
Poi non ricordo, ma non importa, le lettere non spedite sono buone per farci gli aeroplanini e tirarli giù dalla finestra, con la speranza che chissà come chissà perché arrivino fino a te.
Magia? Destino? Poesia?
No. Coglionaggine.
Coglione è il termine che più mi si addice.
Cara Beatrice, forse solo scrivendo riesco a dirti quello che da tanto tempo volevo dirti. Ale ti sta uccidendo piano piano, ti avvelena con il suo nulla, ti soffoca di parole vuote, ti toglie l’aria.
Io ti vedo da lontano, e la notte ti sogno.
È tutta la vita che la notte ti sogno, ogni volta mi prendi la mano e dici vieni con me.
Vengo con te, certo che vengo.
Si può passare la vita a sognarti senza dirti niente?
Questa lettera è volata giù dalla finestra sotto forma di aeroplano, un’intera flotta è volata giù dalla mia finestra.
Una sola parola mi viene in mente: coglione!


3.
Fai attenzione. Ora che hai tutto il tempo per pensare, o per meglio dire ora che il tempo non esiste e tutto è sospeso nel vuoto, ora che gli anni li hai tutti davanti come su un enorme foglio di carta, prova a tirare via tutta la merda, sai cosa voglio dire, tutto ciò che hai messo dentro la tua testa pur di riempirla di qualcosa, ecco bravo tira via, sfila pezzo per pezzo, come se stessi traslocando e decidi di portare solo le cose che contano veramente, butta butta butta senza pietà, ecco adesso ti ritrovi alcuni puntini sparsi su un enorme foglio bianco, sono quelli che non puoi cancellare perché sono scritti con il sangue, ti sembrano pochi vero? Ma non preoccuparti, sono comunque abbastanza.
Prova ad avvicinarti ad un punto qualsiasi e guarda bene, puoi vederci tante cose, ad esempio ti vedi che urli di gioia per aver preso il diploma, finalmente è arrivato il momento di andarsene di casa, cambiare città cambiare vita, andate tutti affanculo io sparisco di qui.
Se avvicini l’orecchio su un altro punto puoi sentire delle parole pronunciate a bassa voce, è Stefania che parla, ti dice di avere coraggio, avrai tutto quello che vuoi dalla vita perché sei selvaggio e affamato, e ti dà un leggerissimo bacio sulle labbra, tu hai la testa bassa e una fottuta paura di quello che succederà.
Ricordi?
Togli via la merda dalla tua testa e guarda come tutto è più limpido.
Guarda qui, puoi vederti mentre piangi disperato, sei terribilmente piccolo e tua madre sta andando via, ti sorride e ti dice stai tranquillo tesorino che torno presto, ma intanto si allontana, sei in un posto che ha uno strano odore e ci sono altri piccoli mostri che piangono, una ragazza ti tiene la mano e ti dice vieni con me che adesso giochiamo.
È il primo giorno di scuola.
La prima volta che ti sei sentito morire.
La prima di una lunghissima serie.
Chiudi gli occhi adesso e concentrati sugli odori, ci sono tutti sai, i banchi di scuola, i bagni che sanno di ammoniaca, la maestra, senti l’odore delle mani della maestra: sanno di caramella e di donna e di capelli appena lavati.
Senti l’odore della legna che brucia, sei su una strada che porta alla casa dei nonni, senti l’odore che arriva dalla cucina, questo profumo vuol dire Natale, vuol dire mille cugini e cento zie da salutare, vuol dire nonno che torna dal bar e odora di vino, vuol dire che domani scarti i regali e sarà un giorno bellissimo.
Che effetto fa?
Sarebbe bello mettersi a piangere adesso, ma non ne sei capace, da quando sei diventato un uomo hai smesso di piangere, bravo, è così che si fa, si soffre in silenzio, si coltiva l’ulcera per i giorni migliori, bravo.


Regola numero quattro: piangi ogni volta che ne hai voglia.

Adesso facciamo un gioco, hai presente la settimana enigmistica?
Ok, prendi una penna ed unisci tutti i punti, dal più vecchio al più recente, cosa appare?
Esatto, quella che vedi è proprio la tua faccia, la tua bella faccia da indiano perso nella prateria.
Stai pensando a questa frase, credevi di aver rimosso quel pomeriggio al cinema, e invece è tutto lì, non manca niente, con Beatrice che sorride e dice ma guarda che bella faccia da indiano perso nella prateria, e tu non capisci se è una cosa buona o no.
Avresti dovuto prenderle la mano durante il film, o meglio ancora infilare le dite sotto la gonna, o la lingua in un orecchio, ci vuole coraggio vecchio mio, non basta una bella faccia da moicano.


4.
Stefania parla piano, quasi sussurra, tanto che questo incredibile flusso di parole è come un ronzio.
Ripete che non importa, devo pensare a me, devo avere pazienza, avrò tutto quello che voglio dalla vita perché sono selvaggio e affamato, no, non dice proprio così, la gente non parla in questa maniera, sono i miei ricordi che romanzano un po’ troppo, il suo è un discorso lunghissimo e strampalato, continua a dire qualsiasi cosa perché è terrorizzata dal momento in cui dovrà smettere di parlare.
Sa quello che sto pensando.
Capisce benissimo e sta morendo di dolore.
Sa che non l’amo più.
Smettere di pensare, questa è la cosa giusta.
Testa o croce.
Testa, domani torno a Roma.
Io inizio a parlare prima che lei smetta per non dare nessuna possibilità al Silenzio di prenderci alla gola, dico tante cose che non valgono nulla, parlo ad alta voce perché sto mentendo, perché ho davanti a me la donna migliore del mondo ma non l’amo più, sto quasi urlando perché non riesco a dirle che forse non l’ho mai amata veramente, troppo preso dai miei sogni sbagliati e confuso da una ragazza bellissima che non ho mai tolto dalla testa.
Eppure ora che vedo con chiarezza i puntini che compongono la mia faccia mi accorgo che Stefania è ovunque, non ho mai dovuto cercarla quando avevo bisogno, semplicemente era lì, è sempre stata lì.
Vorrei che fosse il suo sorriso la prima cosa che vedo quando riapro gli occhi.
L’amore è una cosa che ci inventiamo noi, mi ha detto un giorno Stefania, è un inganno del cervello, non dar retta ai sogni, concentrati sugli odori e capirai, il legno che brucia, le mani che sanno di buono, le lenzuola che odorano di sesso, assaggia le cose e scoprirai quello che c’è da scoprire. Di Stefania conosco il sapore, e adesso ne ho nostalgia.


5.
Il cuore batte circa ottantaseimila volte al giorno, può essere di più o di meno a seconda se sei isterico o il Dalai Lama.
Dopo un anno sono 31 milioni di volte, dopo una vita due miliardi e mezzo, che sia stata buona o meno.
È una macchina micidiale, altro che sentimenti e amore, è un operaio infaticabile, mai una pausa o un po’ di ferie, apre e chiude apre e chiude, tutto il giorno tutta la vita, e se ad un certo punto decide di scioperare sono cazzi.
Quando hai paura una parte antica e misteriosa del cervello gli dice di correre più forte, così da aumentare il flusso di sangue ai muscoli per essere pronti in caso di fuga.
Se guardi un reality show quella parte del cervello gli dice di non fare sforzi, tanto non c’è niente in te che abbia bisogno di sangue.
Se sei innamorato l'anima antica dice al cuore di battere più forte che può perché devi essere pronto a inseminare e fuggire, fottere e scappare, procreare e andare altrove, riprodurre il tuo DNA e non voltarti indietro.
Bella questa teoria ti piace? È la teoria del mio amico Nicola, grande sciupafemmine e testadicazzo.
Quando senti che puoi morire il cervello dice al cuore di battere fino ad esplodere.
Perché sto dicendo questo? Non lo so.
Forse perché ho paura e mi piacerebbe sentire il cuore impazzito, invece c’è solo il ronzio della macchina cuore-polmone che manda sangue a flusso continuo come un tubo per annaffiare le piante.
L'anima antica si sta riposando, non c’è nulla da comandare, solo i miei sogni dicono che sono ancora vivo, attività cerebrale la chiamano, ma è solo un sogno meraviglioso, una passeggiata tra le foto-ricordo, qui sono io con mia madre, vestito come una bambola, è una foto in bianco e nero tutta rovinata; qui sono alla partita di calcetto con i ragazzi della terza liceo, abbiamo vinto 6 a 4, ho fatto un gol bellissimo, dalla metà campo ho tirato di destro ed ho infilato la palla sotto l’incrocio, e il cuore batteva a mille all’ora.
Ricordi?
Mi piacerebbe mettere la mano al petto e sentire la paura che va a mille all’ora.
Il chirurgo dice che andrà tutto bene, interventi di questo tipo sono all’ordine del giorno, recupererai in fretta, vedrai che non è niente, vedrai vedrai, come diceva Tenco prima di ammazzarsi.
Il mondo è fermo, senza ticchettìo nel petto il tempo non esiste, sono dentro una scatola piena di foto, ci sono anche odori e suoni e sensazioni senza nome, io li sto esplorando tutti, pezzo per pezzo, sto catalogando, sono diventato collezionista di immagini, antiquario di me stesso, bibliotecario dei miei ricordi.
Sognatore dei miei coglioni.
Che bel senso dell’umorismo che ti viene quando sei praticamente morto, in attesa che venga riacceso l’interruttore del tempo.
Apre e chiude, apre e chiude, 86 mila volte al giorno, miliardi di volte in una vita, bene o male che sia andata questa commedia.

Regola numero cinque: cerca di rimanere vivo.


6.
Prendi questa immagine: Stefania sdraiata su un divano, la sigaretta tra le dita, l’aria piena di fumo.
È notte e lei sta parlando, sono forse le tre.
Prova ad ascoltare, state parlando di vita e morte, politica e azione sociale, lei ha un carattere di ferro e una testa piena di cose, è la donna migliore del mondo.
Tu glielo dici e lei sorride.
Ascolta.
Ora sta dicendo che la morte non porta a niente, dopo la vita è puro Nulla, e allora la vita ha un senso solo se fai qualcosa di grande, se la vivi a cento all’ora e prendi con le mani tutto quello che riesci.
Dice che la religione è un’invenzione degli uomini, esiste solo la paura della Fine, il resto sono magnifiche costruzioni che servono a rendere più dolce questo viaggio.
Anche l’amore se lo sono inventato gli uomini, è colpa dei poeti che hanno voluto dare un nome alle cose che non si possono toccare.
Tu le chiedi se non crede all’amore.
È l’unica cosa in cui credo, dice lei.
E te che non capisci.
Poi vi siete baciati e toccati, vi siete spogliati, l’aria è piena di parole e fumo, tu chiedi se tutto questo è un’invenzione dei poeti.
Tutto è inventato - ti prende la mano e la porta dove avrebbe dovuto essere già da tempo - la vita non ha senso se non fai qualcosa che rivoluzioni il mondo intero – ora ti guida dentro di lei - i poeti ci hanno rovinati - il respiro si fa affannoso - i preti ci hanno fatto prigionieri - ti morde il lobo dell’orecchio - la paura è tutto ciò che conta – ti stringe forte tra le sue gambe - possiamo solo farci compagnia - chiude gli occhi e inarca la schiena – ti amo – ti infila le unghie nella schiena - ti amo da morire.

E te che non riesci a dire niente.

Sbrigati a venire allora, fai il tuo dovere di maschietto, entrare e uscire, inseminare e fuggire, continua a pensare che l’amore sia il sogno che fai tutte le notti, che dopo la morte ci sia Qualcosa, che questa roba che tu chiami vita sia il meglio che puoi fare, che sia sempre colpa di Qualcuno se non hai quello che desideri, che hai fatto i compiti per domani, che puoi andare in cortile a tirare quattro calci al pallone perché questo è tutto ciò che puoi capire.
Sbrigati a venire, fai la tua bella smorfia da orgasmo e un bel grugnito da cinghiale, dovresti vederti da fuori quanto sei ridicolo, te che non riesci a dire niente, che credi a tutto quello che ti raccontano, che pensi che basti dire “tu sei migliore di me” per sentirti a posto.
Non capirai mai perché Stefania si è innamorata di te, la donna migliore del mondo e l’uomo più inutile dell’universo, ripeti che non la meriti ma sei solo un ipocrita.
Sei venuto? Bene, adesso puoi addormentarti come un bambino, mentre lei resterà ancora a lungo ad accarezzarti la testa e a parlarti sottovoce di cose che tu non capisci.


Regola numero sei: sii spietato con te stesso.
Regola numero sette: cerca di rimanere sveglio, dopo che sei venuto.


7.
L’anestesista ha detto che quando questo profondo sonno che mi ha messo nelle vene sarà finito io non mi sarò accorto di niente, avrò sognato e immaginato e ricordato ma al risveglio niente di niente, come se non mi fossi mai addormentato, come se avessi schiacciato il tasto pausa del videoregistratore.
Mi è piaciuto questo esempio del videoregistratore, non è una metafora del cazzo come quelle che vengono a me.
Tasto pausa mi riposo un attimo, la vita si ferma, vado a fare pipì, prendo un caffè e poi riparto, e se una scena mi è piaciuta torno indietro, rewind, play di nuovo, e quando una scena è buia e angosciante e non se ne può più allora premo ffwd, avanti veloce, velocissimo, fino a quando torna la mia attrice preferita.
Mi dispiace solo che al risveglio tutto questo lavoro di archiviazione della memoria andrà perso, e i miei buoni propositi, le regolette per la felicità, la gioia di riscoprire immagini dimenticate, questo tuffo nelle emozioni come Paperon de’ Paperoni nei suoi danari, non resterà niente, solo un senso di spossatezza e una lunga cicatrice sul petto.
Rewind. Play.
L’anestesista ha detto che quando questo profondo sonno che mi ha messo nelle vene sarà finito io non mi sarò accorto di niente.
Stop.
Rewind.
L’anestesista ha detto che.
Fast forward.
Una volta l’anno il tempo si ferma per un’ora.
Alle tre del mattino prendi gli orologi di casa e li riporti indietro di un’ora, e sei di nuovo alle due, rewind, play.

A noi giovani studenti sfaticati piaceva pensare che in quell’ora avremmo potuto dire e fare qualsiasi cosa che tanto non avrebbe lasciato segni.
La chiamavamo l’Ora Inesistente, era una specie di magia e non potevamo lasciarcela scappare.
Ci incontravamo in casa mia, dove abitavano anche Luca e Sabrina, cenavamo e fumavamo, come sempre, quando poi scoccava l’Ora Inesistente ci lasciavamo andare veramente, si cominciava con un rutto, tanto per dire è iniziato il tempo degli spiriti liberi, poi qualcuno faceva lo spiritoso e diceva Sabrina hai delle tette fantastiche, e tu hai il cazzo piccolo, che ne sai? me l’ha detto Cristina, vaffanculo te e Cristina.
Tanto per cominciare.
Ma il bello veniva dopo, quando facendo finta di giocare si dicevano le cose più segrete, per gioco ci si baciava sulla bocca, per gioco qualcuno diceva che forse era omosessuale, abbiamo un culattone tra di noi, ah ah ah, per gioco Laura disse che era innamorata di Michele, e lui giocando rispose che non poteva occuparsi di lei perché il giorno dopo si sarebbe ucciso, ah ah ah, per gioco io ho dato il mio primo bacio a Stefania e le ho detto sposiamoci tanto Beatrice non mi vuole, per gioco lei ha risposto di sì.
Quando erano di nuovo le due ci salutavamo, è stato divertente, che ore fai? le due, ah bene, mi sembrava di aver detto qualcosa di sconveniente alle due e mezza, ma evidentemente è stata un’allucinazione, ah ah ah, buonanotte.
Erano così le serate tra noi studenti sfaticati, con me nel ruolo di Me Stesso, poi Beatrice la Bella, Laura la Triste, Sabrina la Tettona, Luca il Frocio, Stefania la Guerrigliera, Cristina la Zoccola, Ale il Bastardo e Michele il Suicida, volato giù dal sesto piano.
Rewind. Rewind. Rewind.


8.
Michele sei uno stronzo, lo sapevi che durante l’Ora Inesistente non bisognava dire cose che poi sarebbero accadute, doveva essere una pernacchia al tempo, è stata solo una maledizione.
Si è avverato tutto, ogni parola una pallottola che poi ci siamo ritrovati in fronte, sapevamo ogni cosa, ridevamo per nascondere la paura, fumavamo hashisc e bevevamo vino rosso per non urlare di terrore, quante volte è successo? stanotte ho sognato Michele che volava, non dire niente, non è vero niente.
Quel giorno mi ha chiamato Stefania, non riusciva a parlare, cosa succede? perché non dici niente? sentivo il suo respiro bloccato, suoni incastrati nella gola, che succede? dimmi che cazzo succede?
Michele… Michele si è…
Basta, non dire altro, l’abbiamo sognato tante di quelle volte, ogni giorno ci siamo aspettati una telefonata e una voce strozzata dall’altra parte, Michele… Michele si è…
Rewind, per favore, Rewind.
Per gioco Laura disse che era innamorata di Michele, e lui giocando rispose che. Stop.
Rewind. Play.
…innamorata di Michele, e lui giocando rispose che non poteva occuparsi di lei perché. Stop.
Avanti veloce, vai ai titoli di coda.
Protagonisti e interpreti: Laura la Triste, che non ha mai più sorriso, Ale il Bastardo nel ruolo del cattivo, Beatrice la Bella, fidanzata del Bastardo, Stefania la Guerrigliera, che ha detto di sì all’uomo più inutile del mondo, cioè Me Stesso, Sabrina la Tettona, sempre allegra, e poi Cristina la Zoccola, che conosceva le misure dei nostri piselli e le diceva a Luca il Frocio, ah ah ah, anche lui innamorato di Michele l’Uomo Volante, supereroe bello e depresso.
Con la partecipazione straordinaria de La Bestia, che si è infilata nello stomaco dell’Uomo Volante per chiamarlo tutte le notti tutte le notti tutte le notti.
Vola Michele, vola.


9.
Vedo Michele che si sporge dalla finestra, guarda in giù, poi guarda il cielo scuro e inquieto, apre le braccia e comincia a volare.
Attraversa il quartiere, ci viene a cercare nelle nostre case, ci saluta dalla finestra, sorride come non faceva da tempo, ci vediamo alla prossima ci dice, Stefania piange, gli urla che non ci sarà una prossima, stronzo, non esiste nessuna prossima volta, Michele fa ciao con la mano e sparisce tra le nuvole.


10.
Vedo delle immagini, pochi istanti in cui si vede una casa, è una grande casa tutta bianca, i divani sono bianchi, i tappeti bianchi, c’è un quadro completamente bianco.
È tutto molto familiare ma non so dire dove mi trovo, sono seduto su una poltrona bianca e leggo un libro, c’è una donna che cammina per casa, chiede cosa voglio mangiare stasera, dice che ha telefonato Carlo, dice che mi richiama più tardi.
La donna ha gli abiti di Stefania e la sua voce ma non è lei, non riesco a vederle la faccia, è tutto molto tranquillo ma quello che sento è angoscia.
Vado a cercare uno specchio, vedo un uomo stanco, sono io e sembro vecchio.
Si avvicina la donna, mi giro per guardarla ma tutto svanisce.


11.
Togli via la merda dalla tua testa, sai cosa voglio dire, butta via tutto quello che non conta e poi osserva.
Ci sono momenti impressi nella memoria che ora brillano come stelle, sono successi mille anni fa eppure ne puoi vedere tutti i dettagli, guardi nello specchio e vedi un ragazzino pieno di desideri, se ascolti bene senti la voce brillante di questo piccolo uomo e puoi ricordare tutte le parole.
Poi sposta la tua attenzione a quello che è successo un anno fa, cosa vedi?
Niente. Buio.
Per un istante puoi vedere soltanto una casa bianca con dentro un uomo stanco e una donna di cui non ricordi il nome.
C’è un pezzo di vita che è stato strappato come un manifesto, ne percepisci qualche frammento che subito svanisce. Perché?
Come ti chiami? Dimmi il tuo nome ti prego.
No, non devi forzare, lo scrigno si aprirà da solo, magari un po’ alla volta, oppure ti inonderà come un fiume in piena, in ogni caso farà male, ma sarà necessario, solo così la donna avrà il suo nome e l’uomo saprà cosa vuol dire questa angoscia.
Lascia andare i pensieri e prendi tutto quello che viene.
Non pensare, non cercare, lascia che le sinapsi facciano i loro giochi.
Cosa vedi?
Vedo una strada, i fari delle automobili, poi il buio.

Vedo una vita tranquilla, ci sono delle serate con amici vecchi come me, poi il buio.

Un divano bianco, una casa piena di libri, una donna che chiede cosa vuoi mangiare, poi il buio.

Un uomo che piange in mezzo alla strada, poi il buio.

Vedo Luca che viene a trovarmi in ospedale, ha portato dei libri e un succo di frutta, mi tiene la mano senza parlare.
Vedo una donna che si chiama… ora ricordo… la donna si chiama Stella, è mia moglie, ed è incinta.

Buio.


12.
Una strada, i fari delle automobili, un camion che non cammina.
Sono molto nervoso, stiamo litigando, Stella crede che io abbia un’amante.
È gelosa di Beatrice, crede che io continui a sognarla tutte le notti.
Stella aspetta una bambina che vorremmo chiamare Luna.
Cerco di farle capire che Beatrice è solo un rimpianto di gioventù, per caso l’ho incontrata in un bar, aveva gli occhi tristi e le faceva piacere parlare con me.
Ci siamo visti un paio di volte, abbiamo solo parlato, ma Stella non ascolta, dice che sono uno stronzo, proprio ora che sta per nascere nostra figlia.
Ora ricordo, posso vedere l’interno dell’automobile, le mani di Stella che tormentano la cinghia della borsa, il camion che non cammina.
Stella che dice: non puoi superare questo cazzo di camion?
Buio.


13.
Avevi ragione, lascia andare i pensieri e verranno le risposte. Eccomi, questo sono io.
Sono uno stupido quarantenne, felicemente insoddisfatto e tristemente appagato.
Ho un lavoro che non mi piace e mi pagano molto bene per continuare a non farmelo piacere, ho un bellissimo appartamento bianco in cui un architetto di tendenza ci ha messo mobili di tendenza, e ogni volta che entro in casa mi sembra di aver sbagliato indirizzo.
Ho un gatto grasso come un maiale che ha rovinato tutti i divani bianchi e un acquario con dei pesciolini che sembrano morti, o forse sono morti davvero.
Ho un'automobile con i sedili in pelle, sei airbag e il navigatore satellitare che mi dice ogni mattina la strada per l'ufficio, che è sempre la stessa.
Ho una segretaria rampante che una volta ho scopato nel cesso dell'ufficio, stavamo in piedi e grugnivamo come babbuini.
È stata l'unica volta che ho tradito, e non ne è valsa la pena.
Ho pochi amici, sempre gli stessi da una vita, ogni tanto ci vediamo e beviamo del vino costoso e parliamo di politica, ma non come ne parlava Stefania la Guerrigliera, piuttosto con l'atteggiamento di chi crede che questo sia il meglio che si possa avere.
Credo in Dio, purché non mi chieda in cambio altro che questa convinzione.
Non credo nell'oroscopo e nella sfortuna, nonostante lei abbia insistito per convincermi.
Credo invece nell'intelligenza, nel caso e nei buoni propositi.
Ho una moglie che si chiama Stella che è incinta di un piccolo mostro che chiameremo Luna.
Ho un cuore difettoso che un chirurgo sta tentando di rattoppare, l'anestesista ha detto che al termine di questo intervento sarà come se il tempo non fosse passato, l'Ora Inesistente, dopo aprirò gli occhi e vedrò Stella che mi sorride.
No, ora confondo, Stella non ci sarà, e nemmeno Luna che era dentro Stella, quando aprirò gli occhi forse vedrò la faccia di Stefania, e magari Luca e Sabrina, gli amici di sempre, sorrideranno timidamente, mi terranno la mano e bloccheranno i miei tentativi di parlare, stai tranquillo, non ti devi affaticare, è andato tutto bene.
Adesso riesco a ricordare meglio.



14.
Non puoi superare questo cazzo di camion?
Non rompermi i coglioni, adesso lo supero, quando fai così mi fai proprio incazzare, parli solo tu e non ascolti.
Scalo la marcia e mi metto sulla sinistra, il camion non mi ha visto, si è buttato sulla sinistra anche lui per superare un altro camion, io freno troppo tardi, il camionista si spaventa e inchioda, gli vado addosso, partono gli airbag, poi buio.

Una luce lampeggiante, qualcuno sta urlando. Buio.

Stella guarda il sangue sul sedile. Buio.

Ricordo.

Luna non nascerà mai, Stella è andata via, io vivo da solo in una grande casa bianca che non ho mai sentito mia.
Ora è tutto chiaro.

Regola numero otto: aspetta, e tutto sarà chiaro.


15.
Ora che hai sciolto i tuoi mostri, che hai fatto uscire la Bestia che stava nel tuo stomaco, ora che sei libero, dimmi cosa vedi.

Vedo ogni cosa, ciò che è stato e ciò che sarà, ogni singola ora della mia vita e ogni desiderio irrealizzato, vedo il futuro allo stesso modo del passato, vedo il giorno in cui sono nato, ricordo l'aria che mi è arrivata addosso tutta insieme, la sensazione di soffocamento, la paura, la fatica di tutto quel peso che all'improvviso mi sono ritrovato.
Ricordo la prima volta che ho succhiato il latte al seno di mia madre, il suo odore, ricordo il sapore delle mie lacrime.
Posso ricordare anche ciò che non è mai successo, come quella volta che ho sbattuto Beatrice al muro e le ho detto: stanotte ti ho sognata, come tutte le altre notti, ti ho sognata nuda e bellissima, e sognavo che ti toccavo e ti baciavo e ti dicevo cose che adesso non posso ripetere.
E poi le davo un bacio lunghissimo e sbavato.
Ricordo che lei sorrise e mi disse: tu sei un ragazzo d'oro, ma io amo Ale, e il mio destino è quello di seguirlo, anche se lo so che mi farà stare male e mi tradirà e spegnerà i miei occhi belli.
Ricordo ogni volta che ho riso di gusto, ogni volta che sono andato al mare, ricordo le canzoni che ho ascoltato.
Posso vedere quello che accadrà quando l'anestesia finirà, Sabrina Luca e Stefania che mi dicono devi stare tranquillo, tutto è andato bene.
Mi vedo mentre scrivo su un bloc notes la regola numero nove: sii grato a chi si prende cura di te.
Vedo Stella a mille chilometri da qui che tutte le sere pensa a Luna e piange.
Vedo Michele sottoterra che piano piano marcisce, la pelle che scompare, le ossa che si frantumano.
Ma posso trasformare la realtà e conoscere un altro passato, come quando sono corso a casa di Michele e l'ho legato e chiuso nell'armadio, io da fuori gli parlavo e gli raccontavo delle storie stupide, lui diceva fammi uscire, slegami che devo buttarmi di sotto.
Oppure posso vederlo mentre si affaccia alla finestra, guarda giù, poi richiude la finestra e torna a dormire.
Posso vedere un futuro in cui Michele atterra con il suo deltaplano nel giardino di casa mia e dice: ho portato un regalo per Luna.
Luna che compie tre anni e somiglia tutta a me.
Vedo Stella che ride insieme a Stefania mentre parlano delle mie prestazioni sessuali, io le ascolto indifferente seduto su un divano tutto rosso, dentro una casa colorata e piena di cose che se le colleghi con una linea viene fuori la mia faccia, la mia bella faccia da indiano perso nella prateria.

Regola numero dieci: fai in modo che la realtà sia qualcosa di bello.



indice racconti